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La mafia in Veneto: parlano gli esperti

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La mafia in Veneto. La parola ai professionisti che studiano il fenomeno da vicino. Anna Sergi, professoressa associata di criminologia all’Università dell’Essex, il giudice Nicola Graziano, Edi Maria Neri e Pierpaolo Romani, rispettivamente vicepresidentessa e coordinatore nazionale di Avviso Pubblico,sono stati invitati in Prima Commissione dal presidente e consigliere della Lega Andrea Bacciga per parlare dell’infiltrazione della criminalità organizzata in Veneto e a Verona. 

Un tema di grandissima attualità è stato affrontato oggi in Prima Commissione: la mafia nel Veneto. Il presidente Andrea Bacciga ha invitato alcuni esperti di questa piaga che intacca tutti i livelli della società, dalle attività imprenditoriali alla politica, per passare agli enti pubblici e privati. 

Anna Sergi, professoressa associata di criminologia all’Università dell’Essex ha delineato le caratteristiche dell’‘ndrangheta in Veneto: «C’è un’organizzazione composta da centinaia di famiglie che collaborano in attività criminali e si infiltrano negli affari pubblici o in traffici di droga. Che stiamo parlando di ‘ndrangheta si capisce dai cognomi, dalle alleanze e dal luogo di appartenenza». L’infiltrazione avviene quando c’è un investimento in un determinato luogo da una parte di una famiglia. Alla domanda del presidente Bacciga se si può stabilire un periodo in cui l’‘ndragheta si è spostata verso il Veneto, la professoressa Sergi ha risposto che potrebbe essere stato intorno agli anni Settanta e Ottanta, quando la regione ha cominciato a vivere un boom economico particolarmente attrattivo per la criminalità organizzata. 

Il fenomeno della mafia, intendendo questa parola, per estensione del termine, come attività criminale organizzata, si è sviluppato ormai in tutta Italia, ha spiegato il giudice Nicola Graziano, autore del libro, scritto con la collega Livia De Gennaro, Sequestri penali, misure di prevenzione e procedure concorsuali. Analisi dei rapporti alla luce del nuovo codice antimafia, vincitore del Premio internazionale “Falcone Borsellino”. Il Veneto è la quinta regione italiana per infiltrazione mafiosa: «Le mafie sfruttano la debolezza degli imprenditori che diventano vittime ma anche collaboratori. Usura, riciclaggio, corruzioni che arrivano anche al tessuto dei rapporti con la sfera politica, la pubblica amministrazione e la sanità. Le mafie hanno la capacità camaleontica di adattarsi ai cambiamenti sociali. Nel Veneto ci sono più di 200 di beni confiscati alle mafie, che vanno reimpiegati per scopi sociali». I beni sottratti alla criminalità è il primo segnale che lo Stato dà contro l’attività illegale. Fondamentale poi è la prevenzione: «Si cerca di far maturare nelle giovani generazioni consapevolezza, conoscenza e diffusione culturale» ha concluso Graziano.

Edi Maria Neri, vicepresidente di Avviso Pubblico, ha spiegato l’attività di questa organizzazione nata nel 1996  per volontà di 14 amministratori locali al fine di diffondere la buona politica e la buona amministrazione, promuovere la cultura della legalità, della trasparenza e della cittadinanza responsabile, mettendo in rete comuni, province e regioni per costruire concretamente progetti contro malaffare, mafie e corruzione. Verona, con 35 sottoscrizioni, è la prima provincia per maggior numero di comuni che fanno parte della rete in Italia. Ma la nostra provincia ha anche un triste e preoccupante primato: la relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della passata legislatura ha dedicato un capitolo al Veneto e a Verona: «La città scaligera – ha spiegato Pierpaolo Romani – è la prima provincia per problemi di mafia in Veneto in questo momento. Inizialmente, quando ha preso piede in Regione, il fenomeno era stato negato e poi sottovalutato anche a livello di apparati investigativi e giudiziari. Oggi invece c’è consapevolezza e le forze dell’ordine e la magistratura monitorano reati spia come incendi e intimidazioni nonché i giri di denaro e di investimenti. Ricordiamo inoltre che il Veneto è stata la prima regione del Nord a partorire una criminalità organizzata autoctona, la mafia del Brenta, con cinquecento persone che collaboravano con ‘ndrangheta e Cosa nostra. All’epoca molto fiorenti erano i traffici di droga, che stanno riprendendo in maniera importante. Oggi oltre alle mafie italiane abbiamo anche il problema di quelle nigeriane e dei Paesi dell’Est Europa».

Il presidente Bacciga ha concluso la Commissione ringraziando gli ospiti con una citazione di Giovanni Falcone: «La mafia è un fenomeno umano, e come tale ha un principio, un’evoluzione e una fine».



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