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Cà del Bue. Bertucco Per la Regione non serve la valutazione di impatto ambientale

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CA’ DEL BUE: PER LA REGIONE VENETO NON SERVE LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

La Regione Veneto con Decreto del Dirigente Ambiente n. 1103 del 29/12/2020 ha escluso dalla procedura di V.I.A. il revamping per il miglioramento impianto di digestione anaerobica ed impianto di selezione secco R.S.A.U. e R.S.U. dell’impianto di Ca’ del Bue.

Sono rimaste inascoltate le osservazioni e i pareri negativi presentati dalla Provincia di Verona, dal Comitato contro Ca’ del Bue e dal Comune di San Giovanni Lupatoto che evidenziavano le molte carenze della proposta progettuale presentata.

Nel Decreto ci sono alcuni passaggi che destano molte perplessità, come quando si scrive che: “… il Proponente ha indicato tra i comuni interessati dagli impatti il solo comune di Verona, sede di localizzazione dell’impianto. Nel merito si ritiene condivisibile la valutazione degli impatti effettuata in relazione alle varie matrici ambientali analizzate, la quale porta a dimostrare che gli impatti del progetto si esauriscono nel Comune di Verona. In particolare, per quanto attiene alla componente atmosfera, si richiama la conclusione del proponente: “gli impatti ritenuti significativi (ossia superiori al 5% del limite di legge) si esauriscono in prossimità del confine dell’impianto, evidenziando quindi che rimangono sempre all’interno del Comune di Verona” …”. Pensare che l’inquinamento atmosferico prodotto dall’impianto di Ca’ del Bue si fermi ai confini amministrativi del Comune di Verona è assolutamente fantasioso.

Negli ultimi tempi si è fatta largo, pian piano, anche l’esigenza di rivedere le previsioni del Piano regionale dei rifiuti (scaduto, da pochi giorni, il 31/12/2020). Per fare cosa? Mentre il progetto di Revamping sottoposto a valutazione regionale riguarda “il miglioramento dell’impianto di digestione anaerobica e dell’impianto di selezione secco Rsau e Rsu”, di fatto Agsm non ha mai escluso la possibilità di una riattivazione dei forni. Anzi, l’incremento della produzione di combustibile adatto ai forni degli inceneritori, suggerisce che l’azienda voglia andare a parare proprio lì.

E’ evidente che invece il problema è l’incapacità dell’amministrazione Tosi e poi anche di quella Sboarina, di tornare a far crescere il valore della raccolta differenziata a Verona (ferma ancora sotto il 50%), è nata un’emergenza rifiuti che dura anche in questi giorni, e che ci vede costretti a chiedere a Venezia continue deroghe per permetterci di portare i rifiuti non differenziati prodotti dalla nostra città nella discarica tattica regionale di Sant’Urbano a Padova e nella discarica di Grumolo delle Abadesse a Vicenza. Un’accusa che la Regione Veneto mette nero su bianco negli ultimi provvedimenti emergenziali dove scrive che: “… la richiesta di conferire ad un impianto fuori la propria provincia è finalizzata a scongiurare il possibile insorgere di problematiche igienico-sanitarie conseguenti alla mancata gestione dei rifiuti urbani prodotti nei territori dei Consigli di Bacino “Verona Nord” e “Verona Città”;…”.



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