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Birra, nel veronese i consumi tornano spumeggianti

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Birra, nel Veronese i consumi tornano spumeggianti

I produttori agricoli respirano dopo l’anno nero: vendite in crescita grazie a bar e ristoranti aperti

Verona, 27 luglio 2021 – Tornano ad essere spumeggianti i consumi di birra nel Veronese. Dopo il crollo dello scorso anno legato alla pandemia e al lockdown, i produttori stanno riscontrando segnali positivi che indicano la ripresa, dovuta alla riapertura di bar e ristoranti. Dopo l’anno nero, con il canale fuori casa che ha perso, secondo Assobirre, il 31,4% dei volumi rispetto al 2019, anche i grandi marchi sono ottimisti e contano di recuperare i numeri perduti, puntando al traguardo di 9,5 miliardi di business generato dalla filiera di due anni fa. E pure la birra agricola, prodotta dalle aziende agricole, sta riconquistando terreno.

“Siamo perennemente senza birra, non riusciamo a stare dietro alle richieste – conferma Tommaso Posenato, 26 anni, birraio di Confagricoltura Verona, titolare del birrificio Custoza 1866 -. Per noi è un boom enorme, anche perché abbiamo aperto il 3 marzo 2020, pochi giorni prima del lockdown, e quindi il confronto è vincente. Ci siamo dati da fare con l’e-commerce, ci siamo focalizzati su consegna a domicilio e distribuzione nei negozi di vicinato, ma chiaramente abbiamo subito anche noi le conseguenze della pandemia. Adesso notiamo un incremento notevole. Vendiamo molto nel birrificio e una parte in ristoranti, bar, pizzerie ed enoteche. Produciamo 4 ettari e mezzo di orzo nei campi tra Custoza e Valeggio, ne facciamo maltare 50 quintali e ricaviamo 35.000 bottiglie di birra in tre formati diversi tra chiara, bianca, ambrata e rossa. Possiamo dirci molto soddisfatti”.

Sta andando bene anche la birra artigianale di Luigi Caprara, vicepresidente dei vitivinicoltori di Confagricoltura Verona e titolare dell’azienda agricola Villa Medici. Come altre aziende viticole, ha iniziato a fare birra agricola per diversificare l’attività. “L’anno scorso c’era stato un calo notevole delle vendite, ma adesso sto notando un incremento, grazie anche alla ristorazione che sta riprendendo a marciare – conferma -. Vendiamo la birra nello spaccio di Sommacampagna, dove abbiamo la cantina e già vendevamo il vino. L’attività ha molto senso per le piccole aziende agricole, come gli agriturismi, che possono vendere la birra nella propria struttura. Venderla sul mercato è più difficile, perché servono grossi investimenti.  Da parecchi anni produco orzo, lo mando a maltare in cooperativa e poi un mastro birraio, che è tra i migliori d’Italia, mi fa una birra chiara doppio malto, che ho chiamato Blues come il mio cane, che non c’è più. È un’attività che mi ha sempre appassionato, avendo fatto degustazioni. Con il green pass secondo me potremmo acquistare ancora più terreno. Chi aveva paura di andare al ristorante sarà portato a fidarsi di più, sapendo che sono tutti vaccinati”.

Fatica di più a ripartire la birra negli agriturismi, che hanno subito parecchio gli effetti dei lockdown e dell’Italia a colori. Spiega Alessandro Tebaldi, presidente di Agriturist Verona e titolare dell’agriturismo Corte Attilea a Salionze sul Mincio: “L’anno scorso la birra ce la siamo bevuta praticamente noi – dice -. Quest’anno siamo partiti con il freno a mano, perché i primi ospiti sono arrivati nello scorso weekend. Anche dagli agriturismi che mi ordinavano la birra l’anno scorso non mi stanno arrivando richieste. Speriamo che riparta il settore e che si possa tornare agli standard precedenti, con la produzione di qualche migliaio di bottiglie”.



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